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Pieno

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 Da ogni parte richiami non c'è pausa nello sguardo non c'è attesa nell'ascolto. Resto e vado mentre il vuoto stropiccia echi di assurda pienezza.

Come si fa?

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 "Oggi vorrei uscire di casa e sentirmi di nuovo libera. Oggi vorrei camminare per strada e sentire che tutto è possibile, eppure non ce la faccio. Cosa è successo?  Guardo dalla finestra e dietro ad un'alba vedo già il tramonto, dentro un sorriso vedo un possibile pianto, in un saluto vedo una ferita, in un desiderio sento solo limiti. Allora provo a vivere in questo momento, respiro, accolgo un po' di sole. Lo so come si fa, l'ho imparato ad un corso, non è troppo difficile. L'ho intuito come si fa ad allentare il buio.  Ma sono io. Adesso il buio sono io, se mi allontano da me, dove sono io?" Con queste domande Sara stava andando al lavoro. Era solo il secondo giorno in un luogo bellissimo, aveva sognato da sempre di lavorare lì. Ci passava davanti tutte le mattine, sperando un giorno di poterci lavorare. Il primo giorno era stato meno gratificante dei suoi sogni, ma comunque un bel giorno.  Adesso stava sentendo queste nuove emozioni, non era per niente fe

50

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Questa foto, scattata nel Gennaio 2019 dalla mia amica  Veronica Natali , mi piace. Ha beccato un momento di stanchezza, dove cercavo di ascoltarmi. La guardo e forse mi riconosco. La guardo e ci vedo un "signor bambino" come mi chiamò una volta un saggio di 5 anni, tanto tempo  fa. Oggi arrivo a 50 anni, eppure mi sembra più un girotondo questa vita. Un continuo sguardo verso quel centro, quell'ess enza, che intuiamo in noi stessi e così facilmente dimentichiamo.  Scrivo qui. Adesso. E non lo so perché. Sono seduto davanti al computer, mentre i miei figli stanno bene, da qualche parte qui intorno. Ho il cuore gonfio di amore e gratitudine per le belle persone che ho trovato, vicino a me. Soffro per la mancanza di altre, che non so perché non siano più nella mia vita. Mi mancano. Provo a tenere tutto qui, faccio fatica. Dovrei lasciar andare, lo so, lo racconto, ma adesso mi voglio concedere qualche minuto di abbraccio, provo a tenerle. Incidentalmente questa data, quest&

La prontezza

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 Doveva sempre essere pronto a rimanere solo. Cominciava relazioni e amicizie con un piede sulla porta, pronto ad uscire. Paolo era così, un inno al piano d'emergenza. Se la fiducia fosse stata un profumo, avrebbe odorato di legno bruciato. Un incendio doloso da cui fuggire, un perenne sguardo all'indietro, verso la scappatoia, la delusione e la recriminazione colpevolizzante. Paolo si allenava alla solitudine, soprattutto in compagnia. Adorava i buffet del mattino, specialmente negli alberghi costosi in cui la ditta per cui lavorava lo parcheggiava durante le convention. Si sarebbe accontentato di un buffet al giorno, altro che stipendio, ma era meglio non farlo sapere alle risorse umane. Quella mattina però il buffet era sguarnito, quasi vuoto. Due brocche di succo arancione, un paio di vasetti di Yogurt e un misero croissant isolato nel vassoio freddo di acciaio. Se fosse arrivato qualcuno lo avrebbe certamente preso, tolto al suo sguardo vorace. Doveva averlo, subito. Allun

Il piccolo sasso

Il piccolo sasso non se ne faceva una ragione di essere così piccolo. Era stato montagna, grande roccia, persino scogliera sul mare infinito. Poi il vento che batte, il mare che scioglie, infine le onde che spingono, roba che ti cambia. Infine fu su una spiaggia, tra la sabbia e il sole. Così cominciò ad urlare al cielo, che divenne vento, che sussurrò risposte lievi. Ma il piccolo sasso continuò ad urlare e a chiedere spiegazioni, non era possibile rimanere così piccolo dopo aver compreso la grandezza. Così il vento rispose con altri urli, squassando il cielo e poi la terra e così il piccolo sasso precipitò nel fondo della sua natura, dentro la crosta del pianeta, fino al suo centro di fuoco, dove si sciolse nel calore della rabbia, che divenne pace, fluido, lava. E solo quando la montagna decise di parlare, al cielo potette uscire dal fondo verso l'aria.  E tornò ad essere montagna, dimenticandosi di essere stato un piccolo sasso arrabbiato. #comelospiegoaio #novellegrulle

Ami lo sbruffone?

Ti piace quel personaggio che dice:"Sono un maestro, fatti spiegare da me come funziona il mondo? Chiamami Maestro e saprai chi sei!" Niente di male, ammettilo se ti piace.  Te lo chiedo, perché a me quel tipo di personaggio lì mi fa abbastanza arrabbiare.  Come mi fanno tanta tristezza le persone che lo seguono come una fonte dalla quale potersi abbeverare, loro esseri inferiori che esistono solo in quanto adepti del maestro. Mi fa arrabbiare quel tipo di personaggio.  No, non è una persona, non esistono in natura delle persone che possano davvero prendersi sul serio a tal punto da sentirsi un Maestro.  Evidentemente sono un insieme di strutture mentali, di proiezioni dello sguardo degli altri, che poi si mettono addosso fino a diventare, alle volte anche incosapevolmete, dei personaggi. Se sono consapevoli allora è solo Marketing. Il rischio più grande è che io continui ad arrabbiarmi, vorrei davvero tanto fare a meno di sentirli parlare o scrivere le loro grandi idee, ma è